FERROVIE DEL MESSICO – Gian Marco Griffi

FERROVIE DEL MESSICO – Gian Marco Griffi

FERROVIE DEL MESSICO – Gian Marco Griffi

FERROVIE DEL MESSICO – Gian Marco Griffi

“Ora l’autocarro è già lontano, Cesco lo osserva sparire dietro la curva, i naufraghi camminano e camminano, fermandosi solo per pisciare, camminano e camminano solo per piangere”. 

 

Ferrovie del Messico è un’arma a doppio taglio. Un romanzo d’avventura portentoso nei contenuti, voluminoso – con le sue ottocentoventiquattro pagine – che richiede al lettore di sottoscrivere un patto. Ed è quello di accettare di perdersi e ritrovarsi e poi smarrirsi nuovamente nel dedalo di storie che reggono la trama, il suo plot narrativo, ciò che fa si che il romanzo abbia un punto di caduta al suo interno, ciò che ne determina la sua credibilità, e quindi si regga in piedi, bastando a se stesso, senza correre il rischio di accartocciarsi su di una accozzaglia di parole che bastano a se stesse. Insomma un’esercizio di stile, seppur affascinante e singolare, e nulla più.

Questo non è. Ferrovie del Messico ha una storia di fondo, un protagonista – Cesco Magetti, milite della Guardia Nazionale Repubblicana di Asti – Tilde, la donna di cui si innamorerà perdutamente Cesco. E poi arriverà un ordine, bizzarro, che metterà in moto la storia come una giostra dove ci sono quelle macchine e cavalli e carrozze che si muovono in modo asincromatico. La vicenda si svolge in pochi giorni del febbraio del 1944, e Cesco riceve l’ordine di redigere una mappa delle ferrovie del Messico. L’origine dell’ordine arriva sino alla Germania.

Cesco Magetti è poco più che ventenne e il romanzo, oltre che di avventura alla Salgari, può essere inteso anche come testo di formazione. Cesco è sì un milite ma non è un fascista convinto. Sono più le cause e le dinamiche e l’inerzia rispetto alla vita familiare a farne un soldato un pò sbuffante come una locomotiva che arranca in salita. Ecco la vita di Cesco è racchiusa in questa zona di conforto. Ma sarà questo ordine, la stesura della mappa, a travolgere la sua esistenza. L’incontro con un’umanità fatta di personaggi bizzarri, pittoreschi, improbabili modificherà la sua visione del mondo e di se stesso rispetto agli accadimenti della guerra fino a compiere un gesto definitivo che lo libererà. Come una crisalide che diviene farfalla.

Il tutto si svolgerà con una sorta di melodia urticante di fondo rappresentato dal mal di denti che fa la comparsa sin dalla prima pagina e che lo accompagnerà pere tutta la sua avventura e che può essere inteso come un dolore di fondo esistenziale. Quel tipo di dolore che accompagna tutti gli esseri umani alle prese con la difficoltà di agire per il cambiamento rispetto alla propria esistenza rapportata alle dinamiche di potere che governano i fatti del mondo.

Bisogna rendere atto a Gian Marco Griffi di aver compiuto un lavoro di qualità eccelsa. Tanto nella ricerca del tono del romanzo, ironico, satirico, con il buon gusto per il paradosso rispetto alla costruzione di un romanzo mondo. E questo si incontra nelle pagine dedicate nel raccontare di Hitler ed Eva Braun, personaggi in l’assurdo e la perdita di senso del mondo che hanno creato può venire raccontato utilizzando lo strumento del grottesco e della caricatura a cui lo stesso Griffi dice di essere debitore di Ionesco. E poi nella ricerca elaborata del linguaggio, che scrivere è null’altro che trovare un linguaggio, adeguato a ciò che si sta raccontando. I modelli di riferimento si rintracciano nella dimensione del gioco che rimanda a Joyce, a Gadda, Pynchon e a quello che più di tutti pare risuonare nelle pagine di Griffi, anche se il realismo magico è altra cosa, ovvero il Bolaño dei detective selvaggi. E ancora, una scena puramente cinematografica in stile Tarantino – Bastardi senza gloria – quella in cui dei militi tedeschi giocano a golf discettando sulle regole poiché la pallina è caduta sul corpo di soldato germanico morto. In lontananza esplosioni e colonne di fumo e loro intenti a giocare.

Un libro mondo, o meglio che contiene più mondi. E in cui i sentimenti che rendono la vita energia da mettere in gioco – perché altrimenti è routine asfittica e polverosa dell’ufficio di Cesco – saranno l’amore, la follia di un compito assurdo, la perdizione sino al raggiungimento della liberazione.

Ferrovie è esplosione linguistica e narrativa, che si ricompone grazie all’azione sincrona dell’autore e del lettore. È ricerca di un lettore appassionato, Griffi, e si pensi allo stesso titolo omaggio a Marcel Proust, noto per investire parte dei suoi guadagni in titoli azionari esotici tra cui le Ferrovie del Messico. Un romanzo studiato, frutto di ricerche storiche. Un romanzo d’avventura che affonda le sue radici nei testi di Verne e Salgari non disdegnando la contaminazione praticata dall’autore grazie alle sue letture.

Al fondo di questo romanzo rimane la ricerca, anche la ricerca di se stessi. Ed è il fondamento del romanzo d’avventura. E la storia scorre lungo i binari di luoghi improbabili, incontrando stazioni altrettanto improbabili, e personaggi assurdi. Una lettura a cui bisogna cedere e farsi trascinare, ecco il coraggio richiesto al lettore, e le pagine, seppur cospicue, non saranno un ostacolo, anzi, sarà un rimpianto arrivare alla conclusione di Ferrovie del Messico per il quale possiamo solo ringraziare sommessamente Griffi.

 

 

Titolo : Ferrovie del Messico

Autore : Gian Marco Griffi

Pagine : 824

Prezzo: 22,00 €

Editore : Laurana Editore

Edizione: 2022

 

 

 

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