Sono stato in molte forme prima di questa;
Sono stato un torrente sul pendio,
sono stato un salmone nell’oceano,
sono stato la nebbia che bagna i capelli.
Sono stato una ragazza, un cane,
un bicchiere nelle mani di chi beve,
il respiro dentro l’armonica,
la neve che specchia la luna.
Le pagine di Cognetti sono ambientate in Valsesia, una vallata alpina piemontese di radice walser che si inerpica su su sino al Monte Rosa, ed è una Valsesia che pare avere una sua qualche origine mitica nell’America riferimento culturale ed emotivo di Cognetti, se è vero che il tono, la voce, i rimandi letterari e musicali hanno negli Stati Uniti un comune denominatore. È sarà lo stesso autore nella Nota a termine del libro a guidarci nei suoi riferimenti: innanzitutto la musica, Nebraska di Bruce Springsteen la colonna sonora del testo. E poi gli scrittori. Sopra tutti Flannery O’Connor e Raymond Carver come primi riferimenti per la forma racconto come metro, dimensione privilegiata della parola scritta.
E ancora come fonti di ispirazione Nebraska, la parabola del figliol prodigo della Bibbia, e due alberi, due conifere – un abete e un larice – che in qualche modo rappresentano con le loro caratteristiche e il modo di approcciare e vivere l’inverno i due fratelli protagonisti dello scritto.
Non sono mai stato nelle badlands d’America, ma mi sembrava il posto adatto per diventare il mio Nebraska.
Con Giú nella valle ci confrontiamo con un testo dalla triplice caratterizzazione. Una è il carattere fortemente autobiografico. I lettori che hanno modo di frequentare Cognetti, lo scrittore e il documentarista, troveranno traccia nei tre protagonisti, le tre voci narranti in prima persona. I due fratelli Balma: Luigi, quello che rimane al paese e che di professione fa la guardia forestale e Fredo, Alfredo, di poco più piccolo e dalla vita tormentata che ritorna dal Canada per dar corso alla successione e alla vendita a Luigi della casa paterna. E poi Betta, che l’autore stesso presenta in qualche modo come suo alter ego. È la compagna di Luigi, a breve diventerà madre. È rossa di capelli, di carnagione bianca ed è da quindici anni che si è trasferita a vivere in valle, la Valsesia, come Cognetti. E con la gentilezza, praticata senza riserve, cerca di portare un pò di luce e calore in quell’ombra che avvolge la vallata. Il libro è ambientato nel 1994 e Betta e Luigi li ritroveremo, in un abile gioco di rimandi seppur periferici, in un’altro romanzo antecedente di Cognetti, La felicità del lupo.
Betta proverà le fatiche e le incomprensioni dell’adattamento alla montagna. La fatica dello straniero ai monti, in qualche modo prezzo da pagare imposto non si sa quanto consciamente dai montanari, e che è parte non secondaria delle sofferenze dell’autore. Che è di casa a Milano per sei mesi l’anno e per altri sei è “ospite” a Estoul, presso la propria baita famosa per il romanzo Le otto montagne. Milano è casa per Cognetti, il luogo delle radici, mentre la montagna sarà sempre luogo altro, in qualche modo respingente nei confronti di chi non le appartiene. Diventa matrigna, non madre, se con il lavoro, per lo più quello manuale – che è arte ancora obbligata in un qualche modo – ci si integra nella comunità. Si inizia ad essere parte di. Figli, questo no.
Gli bastò un’occhiata per riconoscere Fontana Fredda: sulla mappa dell’Istituto Geografico Militare era segnato il tracciato del nuovo impianto di risalita, che avrebbe cominciato a costruire in primavera. Non l’aveva ancora visto con i suoi occhi. Il progetto prevedeva una seggiovia, una stazione di partenza e una d’arrivo, una strada di servizio, tre piste da sci.
E poi l’ambientale, tema assai caro a Cognetti. Se Giú nella valle è un libro che può essere inteso tanto come un insieme ordinato di racconti collegati da una trama oppure come un romanzo breve tout-court, non sfuggirà come la devastazione del sistema ambientale della montagna sia tema centrale. La costruzione delle piste da sci, gli impianti di risalita. Il necessario disboscamento per la realizzazione dell’opera. Questo è ciò che fa da corollario alla vendita dell’immobile paterno, un elemento ulteriore di dissapore. E alla devastazione dell’ambiente, Cognetti accompagna la devastazione delle vite di chi la montagna vive e abita. Etica, morale. Il rapporto con l’alcool e il bere più in generale la droga per i montanari. Un’eredità che si tramanda di padre in figlio, una compagnia quando cala l’inverno sempre troppo lungo con il suo buio che tutto avvolge. Una malattia.
Minacciare, ringhiare, mostrare i denti, era questo il modo di battersi dei cani della valle, ma il grigio veniva da un’altro luogo dov’era stato educato diversamente, dagli uomini o dalla vita.
Terzo elemento che caratterizza questo testo è che si tratta di una storia di uomini e di animali. E qui emerge il debito del Cognetti lettore nei confronti, in questo caso, di Jack London, uno tra i suoi autori di riferimento. Il primo capitolo, meglio il primo racconto, è una storia di animali, di cani, non umanizzati nei caratteri, guidati nelle azioni dai loro istinti e dai traumi subiti, che regoleranno la propria esistenza e il proprio incedere per il mondo, concretamente il corso della Sesia, e in questo lo sforzo è il medesimo di London.
Si tratta di un romanzo duro Giú nella valle, in cui la voce di Cognetti leviga e da forma al dolore che tormenta e percorre le esistenze di due fratelli e di chi quella voce vuole rendere viva e intelligibile. In un’abile, ma non si sa quanto coscientemente voluto, ribaltamento dei ruoli, se Betta era la figura più prossima all’autore, saranno i due fratelli a toccarne la natura più intima.
Questo scritto di fatto rappresentare una chiusura, il congedo di Cognetti da un mondo letterario e da un ambiente che è quello della montagna. Il libro, come detto, un noir per le tinte cupe che lo caratterizzano, è quello in cui emerge più compiutamente il contenuto autobiografico e doloroso dell’intera produzione di Cognetti. In qualche modo, che è poi il viaggio doloroso dello scrittore all’interno delle proprie viscere, ci ha restituito il suo tracollo di fronte alla montagna. Come di fronte ad ogni umano dolore, cerchiamo di comprendere sino dove ci è dato possibile. Per il resto tacciamo. Verremo ancora per le montagne, ci fermeremo in una piola a ordinare un mezzo di rosso della casa e un caffè corretto, anche per le tue, di montagne, Paolo.
Un pensiero va all’autore della prima di copertina, Nicola Magrin, capace di rendere da par suo il “sentimento” del fondovalle con gli elementi che lo caratterizzano e la natura raccontata da Cognetti.
Titolo : Giú nella valle
Autore : Paolo Cognetti
Pagine: 128
Prezzo : 16,00 €
Editore: Einaudi
Edizione: 2023







