VERTICAL, IL ROMANZO DI GIGI RIVA – Paolo Piras

VERTICAL, IL ROMANZO DI GIGI RIVA – Paolo Piras

VERTICAL, IL ROMANZO DI GIGI RIVA – Paolo Piras

VERTICAL, IL ROMANZO DI GIGI RIVA – Paolo Piras

Ma se uno mi chiedesse di stringere Riva (Giggirrivva) in due parole, dovrei ricorrere allo spagnolo: hombre vertical. [1]

L’uomo, l’atleta Gigi Riva si può sintetizzare, se mai un eroe sia sintetizzabile,  nel concetto di uomo verticale coniato per lui da un’altro artista, in questo caso della parola scritta e del pensiero, Gianni Mura. Un sardo che ha fatto il viaggio al contrario rispetto a Riva, ma questa è un’altra storia.

Riva Luigi, da Leggiuno, sponda magra del Lago Maggiore. E in quel lembo di terra che Paolo Piras con Vertical, il romanzo di Gigi Riva (66THAND2ND) va alla ricerca delle radici di un eroe omerico che alla dea Eupalla, creatura in un certo qual modo mitologica coniata dal linguaggio di Gianni Brera fu Carlo, ha consacrato i suoi sogni d’infanzia, la carriera agonistica e la vita tutta. A una pallone che rotola su di un campo e a una terra, dapprima quella del campetto dell’oratorio dietro casa, e poi a quella di una regione tutta, la Sardegna. La terra e il pallone e il dolore, ecco l’impasto che ha generato Riva. Perché la terra ci plasma, dona e chiede conto. E Riva sarà uomo che alla terra, ai suoi comandamenti, non si sottrarrà mai. Anche in questo, soprattutto in questo, uomo verticale. Fa il suo esordio nel calcio che conta il 23 ottobre 1962, Serie C,  Legnano – Ivrea. Indossa la undici che sarà poi sua per sempre. Non ha ancora diciassette anni, segnerà all’esordio il goal del definitivo tre a zero per il Legnano.

Il dolore 

Il giovane Luigi, dopo la prematura morte del padre per disgrazia sul lavoro, ha due riferimenti per gli affetti, due porti sicuri a cui far riparo quando il mare si fa grosso. La madre Edis e la sorella Fausta. Questa, poi, sarà una madre in supplenza, la Fausta, perché Edis non sopravviverà ad una malattia che la porterà via pochi giorni prima dell’esordio con il Legano proprio contro l’Ivrea. E il mondo inizia a rotolare veloce come un pallone. Fausta che si trasferirà a Legnano per l’imminente matrimonio porterà con sé il giovane Luis. Lo convincerà ad accettare il trasferimento dal Laveno Mombello al Legnano e sarà la svolta della carriera sportiva e della vita che in Riva sono due elementi perennemente intrecciati e aggrovigliati.

Il pallone 

Il pallone e Riva. O meglio, il goal e Riva. Un esercizio perfetto di coordinazione tra il corpo, il pallone e il campo, a cui si uniscono un coraggio e una tecnica fuori dal comune. Potenza messa a servizio di un tiro, il sinistro, mortifero, il Rombo di Tuono di Gioann Brera fu Carlo. E di coraggio, non si contano le reti di testa, in acrobazia e le sforbiciate aeree. Riva era uomo che nell’area di rigore, in quell’arena di maglie tirate, gomitate, piedi pestati, si muoveva con disinvoltura. Era egli stesso a vivere l’area di rigore e il piacere della sfida con i difensori, marcatori nel pieno senso del termine. Quelli che o palla o gamba o anche tutte e due. Riva non simulava.

La terra

I lombardi di lago son gente un po’ diversa. A volte chiusi, scontrosi, abituati a farsi strada a mani nuderà pantani e roccioni, a grattarevia il necessario una terra infida. A sopravvivere con poco, i leggiunesi soprattutto: come le rape che danno loro il soprannome, burdunitt che per estensione vuol dire anche: testardi, diffidenti. 

E la terra sarà l’elemento da cui l’eroe trarrà l’energia necessaria per non soccombere alle difficoltà che si presenteranno. L’arrivo in Sardegna, fra mille dubbi. Eppure sarà l’isola, con i suoi abitanti, che offrirà a Riva una nuova vita, dopo il dolore della perdita del padre e della madre in tenera età. Un senso per quello che stava realizzando, come uomo e come sportivo. Trascinare in Serie A e poi allo Scudetto una squadra che mai aveva ambito a tanto. Ecco, l’impresa è stata portata in dono al popolo sardo tutto che l’aveva accolto, accudito, amato e preso come fillu de anima (figlio d’anima). Riva e l’identità sarda sono come due facce della stessa medaglia. In comune hanno avuto il desiderio di amare, di essere amati e di essere lasciati in pace. Gigi per la Sardegna è stato un figlio e la Sardegna è stata la sua famiglia. Il suo destino di coerenza alla maglia, di dignità nel rifiutare ingaggi – il miliardo della Juventus bonipertiana dei primi Anni Settanta – che avrebbero permesso al giocatore Riva di vincere molti più trofei di squadra e forse, chissà, il Pallone d’Oro appena sfiorato. E all’uomo, beh, di vivere in un’agiatezza sconosciuta in terra sarda. A questo Riva ha anteposto la coerenza anche nell’accettare il declino e il destino di sconfitta che inesorabilmente attendeva, dopo gli anni d’oro, il suo Cagliari. Una squadra che per il venir meno progressivo degli investimenti – anche da parte, e non senza interesse, dei Moratti – pagava l’usura del tempo dei sardi a vita dell’Armata Bianca. Questo era quanto la Sardegna chiedeva a Riva. La coerenza di rimanere, nonostante tutto. In cambio, una famiglia e l’amore per sempre.

 

Ci sarà poi il Riva del ritiro, delle ombre notturne e di quella depressione che si presenterà quando il campo da gioco, l’antidoto al dolore, sarà ormai un vago ricordo. E in questo racconto, l’epopea dell’eroe e delle sue alterne vicissitudini come nella mappa del viaggio dell’eroe di Vogler, è mano sicura la scrittura di Piras, giornalista – direttore della redazione Esteri a Rai News 24 – e scrittore. Capace di tenere assieme la cronaca giornalistica alla prosa del romanzo. Di raccontare le gesta del calciatore in azione, facendo partecipe il lettore di un pezzo di cronaca buono per la stampa sportiva, quanto di indagare e raccontare la storia e l’animo di un uomo unico. E valga per tutto Riva che, team manager della Nazionale – la sua seconda pelle, ad oggi primatista di marcature con la maglia azzurra e a cui ha dato due gambe in altrettanto terribili infortuni – ecco, di raccontare quest’uomo capace di scendere dal bus scoperto che si accingeva a portare gli Azzurri Campioni del Mondo ai festeggiamenti del Circo Massimo non appena visti salire i soliti imbucati dell’ultim’ora. Giornalisti, politicanti, dirigenti che a vario titolo avevano infangato la spedizione azzurra per i tristi fatti di Calciopoli, pronti ora a salire sul carro dei vincitori.

Scese dal bus. Prese il trolley e si allontanò in silenzio sui sampietrini di una serata romana. Lo immaginiamo con l’immancabile sigaretta tra le labbra. Non era la sua festa. Riva, uomo verticale.

 

[1] : da “La Repubblica”, 5 novembre 2004.

 

Titolo : Vertical, il romanzo di Gigi Riva

Autore : Paolo Piras

Editore : 66thand2nd

Pagine : 192

Prezzo: 17,00 €

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