LA PARTITA. Argentina-Inghilterra 1986 – Andrés Burgo

LA PARTITA. Argentina-Inghilterra 1986 – Andrés Burgo

LA PARTITA. Argentina-Inghilterra 1986 – Andrés Burgo

LA PARTITA. Argentina-Inghilterra 1986 – Andrés Burgo

Senza Maradona, senza il suo ruolo schiacciante di assoluto protagonista, non ricorderemmo mai quella domenica. Questo è il racconto di quella partita, in cui un solo giocatore è stato protagonista indiscusso, ma anche di una tesi collettiva: per conto proprio, da solo, senza un tessuto sportivo e sociale che lo circondasse – se fosse stato un tennista, se fosse stato un apolide – Maradona non avrebbe mai costruito la sua leggenda in quella partita. 

Andrés Burgo quando ha dato inizio alle ricerche presso le emeroteche di Buenos Aires per la realizzazione del suo libro non sapeva, o forse in qualche modo immaginava, intuiva, di realizzare sì una cronaca di una partita di calcio ma anche altro, di più, si apprestava infatti a consegnare all’editore un libro aneddotico, ricco di storie e fatti curiosi e bizzarri che andavano a convergere, indipendenti l’uno dall’altro, verso un’unico epicentro, la partita. E, si badi, la partita è l’oggetto della ricerca. Non le gesta di quel barrilete cósmico per l’anagrafe Diego Armando Maradona che l’ha segnata a fuoco indelebilmente con due reti a loro modo iconiche, e per di più a cinque minuti di distanza l’una dall’altra, l’una la mano de Dios e l’altra la massima creazione artistica di un uomo con la palla tra i piedi, una tesi universitaria patria. 

Di quel capolavoro si può godere ancora oggi, e sufficiente cercare le immagini su di una qualche piattaforma digitale. Ma non è tutto. Bisogna chiudere gli occhi e ascoltare il crescendo rossiniano di Víctor Hugo Morales, il giornalista uruguagio che fece la radiocronaca dell’incontro su Radio Argentina, mentre accompagna Maradona lungo i 52 metri, 44 passi, 10,6 secondi e 12 tocchi rigorosamente con il sinistro sino a quando el Pibe viene a trovarsi di fronte al portiere inglese, Peter Shilton, e decide di saltarlo con un dribbling e, con un altro tocco di sinistro, depositare la sfera in rete ed è anche come se un lampo di eternità cadesse sopra l’Azteca. Così compare sul proscenio un’altro “protagonista necessario” della partita. Il cantore delle gesta degli eroi argentini e del loro condottiero, l’autore di quell’espressione traducibile come aquilone cosmico che ondeggia tra avversari e abita dimensioni spazio-temporali precluse a noi comuni mortali.

Gracias Dios, por el fútbol, por Maradona, por estas lágrimas.

Sarà la partita, il quarto di finale ai Mondiali messicani del 22 giugno 1986 tra Inghilterra e Argentina, il cuore di tenebra da cui emergeranno i volti e le storie di chi, per i motivi più disparati, è stato protagonista, più o meno direttamente, di un incontro che ha trasceso la sfida sul rettangolo di gioco e, fatto non secondario, di essere un match a eliminazione diretta con vista sulle semifinali mondiali. Uno lo abbiamo incontrato, Víctor Hugo Morales.

Finalmente, a mezzogiorno in punto nel Distrito Federal, vale a dire alle due del pomeriggio nelle Malvinas, alle tre a Buenos Aires e alle sette a Londra, inizia una partita che, con il passare del tempo, si trasforma, ogni volta un po’ di più, in una vendetta patriottica, in un trionfo dell’Ejército de los Andes, in un’appendice poetica delle Malvinas. 

È letteratura sportiva che si fa cronaca quando racconta degli attori non protagonisti, i principali, i 649 ragazzi morti ammazzati alle Malvinas e i sopravvissuti di quei 74 giorni di conflitto. Alcuni tra i quali, e Burgo ricorda la storia di Héctor Rebasti, prossimi a compiere il grande salto nel calcio dei grandi ma la cui traiettoria venne bruscamente deviata dalla chiamata alla armi.

E di storie che raccontano la partita, e che vanno ben oltre i 90 minuti in campo e le gesta di Maradona, Burgo ne ha scovate molte altre. Una riguarda le maglie. Per sorteggio “molto amico” l’Inghilterra avrebbe giocato le divise bianche tradizionali mentre l’Argentina avrebbe dovuto utilizzare la seconda maglia, quella azzurra che già aveva messo in difficoltà i giocatori contro l’Uruguay. Il tessuto di quella azzurra ufficiale non era traspirante e con il caldo di Città del Messico per i giocatori era un’agonia indossarla. Di questa vicenda esistono più versioni, ma rimane l’eccezionalità di una nazionale che manda dei suoi rappresentanti per le strade e i negozi della capitale messicana alla ricerca di maglie per giocare un quarto di finale.

E ancora, lo scontro che si consumò a distanza tra il vecchio allenatore dell’Albiceleste,”El Flaco”Menotti, e il nuovo, Carlos Bilardo. L’uno, legato a quel sistema di gioco della tradizione chiamato La Nuestra in cui si cercava l’efficacia attraverso la bellezza, l’abilità individuale, l’astuzia e l’intelligenza. Bilardo, al contrario, veniva tacciato di eccessivo pragmatismo e conservatorismo. Una controrivoluzione a danno della bellezza e della felicità della gente, polemica che divampava sui quotidiani sportivi argentini.

A questo si aggiunse l’affaire Passarella, «El Gran Capitán», colui che aveva alzato la Coppa a Buenos Aires nel 1978 e aveva guidato la nazionale anche in Spagna. Bilardo si prese la responsabilità di affidare i gradi di capitano a Maradona dando il là ,di fatto, ad una lotta interna tra i vecchi fedeli a Menotti e i più giovani, legati a Bilardo. Il duello tra Maradona e Passarella avrebbe tenuto banco sino ai giorni precedenti l’inizio del Mondiale, anche attraverso accesi e focosi confronti. Alla fine ci pensò la salute, o meglio, i problemi fisici in cui incappò Passarella a risolvere la questione. «El Gran Capitán» non giocherà nemmeno un minuto del Mondiale alle prese prima con un’infezione intestinale e poi con uno stiramento alla gamba. La Selección andava cementandosi attorno al suo leader. Era nata la Nazionale di Bilardo. Così Jorge Valdano riassume quella breve stagione messicana.

Abbiamo iniziato il mondiale senza sapere se avremmo vinto la prima partita e l’abbiamo finito sapendo che sarebbe stato molto difficile perdere l’ultima.  

Argentina Inghilterra rimarrà nella storia del football grazie alle magie di Diego Armando Maradona. Sarà la partita che lo consacrerà definitivamente sul trono del calcio mondiale, inaugurando nei fatti quella perenne contesa sul più grande con Pelè. E ancora, sarà la rivincita contro gli inglesi per le Malvinas. Se il Mondiale precedente fece coincidere il debutto dell’Albiceleste contro il Belgio con la battaglia finale adesso, quattro anni dopo, su un campo di calcio veniva restituito ad un popolo l’orgoglio della vittoria come orizzonte possibile.

Titolo : La partita. Argentina – Inghilterra 1986

Autore: Andrés Burgo

Pagine: 304

Prezzo: 18,00€

Editore: 66thand2nd

Edizione: 2024

 

 

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