IL SUICIDIO DI ISRAELE – Anna Foa

IL SUICIDIO DI ISRAELE – Anna Foa

IL SUICIDIO DI ISRAELE – Anna Foa

IL SUICIDIO DI ISRAELE – Anna Foa

Quello che succede oggi in Medio Oriente è per Israele un vero e proprio suicidio. Un suicidio guidato dal suo governo, contro cui – è vero – molti israeliani lottano con tutte le loro forze, senza tuttavia finora riuscire a fermarlo. E senza nessun aiuto, o quasi, da parte degli ebrei della diaspora.

 

Un suicidio che si sviluppa lungo tre direttrici è quello che la storica Anna Foa, già docente di Storia moderna all’Università di Roma La Sapienza, racconta nel suo saggio Il suicidio di Israele (Laterza, 2025).

Il suicidio militare

Il primo, quello militare, vede le forze armate di Tsahal impegnate su ben cinque fronti di guerra. Un’enormità, sia per quanto riguarda l’aspetto economico quanto per la gestione dell’opinione pubblica. Si parte dalla Striscia di Gaza passando allo Yemen, poi la Cisgiordania arrivando sino al Libano e all’Iran. Una guerra che dal pogrom del 7 ottobre si è ampliata sino a diventare conflitto regionale coinvolgendo, direttamente o indirettamente, quasi tutti i paesi del Medio Oriente e che mette a rischio la sopravvivenza medesima dello Stato di Israele la cui sopravvivenza è garantita dal decisivo “ombrello”, militare ed economico, assicurato dagli Stati Uniti.

Il suicidio politico

Un suicidio politico, ed è quello operato dal governo Netanyahu e dal blocco di potere che lo sostiene rappresentato dai partiti di estrema destra legati ai coloni e le cui figure di riferimento nell’esecutivo sono i ministri Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich. Per intenderci, quel mondo ebraico che sogna la Grande Israele dal fiume al mare – e in questo speculare ai deliri antisemiti di Hamas – e che passa dalle mire di espansione dei coloni nella Cisgiordania, sino a una vera e propria conquista della West Bank, e che ha trovato una prima giustificazione normativa con la legge del 2018, ricordata anche come la legge del suprematismo ebraico dentro lo Stato di Israele, in cui viene sancito come il diritto a esercitare l’autodeterminazione nazionale in Israele appartiene al solo popolo ebraico. Si assiste così ad uno stato che, da unica democrazia del Medio Oriente, rischia seriamente di assumere quei caratteri intrisi di autoritarismo e messianismo religioso che caratterizza le autocrazie sciite e sunnite della regione. A questa deriva Anna Foa oppone la riflessione elaborata dagli studiosi e dagli storici post-sionisti che affermano come il sionismo sia nei fatti terminato – o, meglio, sia giunto a compimento – con la costruzione dello Stato di Israele mentre adesso il compito sia quello di andare oltre, di giungere alla costituzione di una realtà statuale democratica per tutti gli abitanti a prescindere dal credo religioso professato.

Il suicidio etico

E infine il suicidio etico in cui rischiano di precipitare gli ebrei, tanto i cittadini israeliani quanto quelli della diaspora, prossimi a scordandosi il perché e il come sia nato lo Stato di Israele e il loro passato di popolo senza terra. Il 7 ottobre ha avuto, tra gli altri, l’effetto di bloccare anche quel movimento popolare di protesta che si era formato nei confronti del blocco di governo, quantomeno in merito alle riforme del sistema giudiziario e che si caratterizzavano per il loro carattere liberticida. Ecco, il 7 ottobre ha congelato ogni possibile spirito critico. Ha congelato sino ad anestetizzare la stragrande maggioranza della coscienza di un popolo tranne quella dei familiari degli ostaggi che hanno continuato a protestare, non tanto per il martirio degli abitanti della Striscia ed è bene ribadirlo, quanto rispetto alle modalità di gestione operativa rispetto alla liberazione degli stessi.

Il sionismo

Il saggio, per contro, è arricchito e si caratterizza per un’agile e utile ricostruzione delle idee e dei movimenti politico-culturali che hanno animato il sionismo, nelle sue varie declinazioni, e sui momenti salienti della storia dello Stato di Israele e che hanno contribuito a determinarne l’identità.

Nato quasi centocinquant’anni fa, il sionismo è in primo luogo l’ideologia che considera gli ebrei un popolo e che ne sostiene il diritto al ritorno nella loro terra originaria, la Palestina.

Un sionismo che, continua Foa, ha assunto nel tempo anche caratteri coloniali contribuendo a quel cortocircuito tra antisemitismo ed antisionismo utile anche al governo Netanyahu per tacitare qualsivoglia critica al suo operato e che frena anche gli ebrei della diaspora nel prendere apertamente le distanze dalla condotta politica dell’esecutivo. Grande è il timore che la critica apra la via a nuove forme di antisemitismo – peraltro mai del tutto sopite, anzi – e così finisca per contribuire ad indebolire, sino a far crollare, lo stesso Stato di Israele. È questa la principale debolezza silente degli ebrei della diaspora denunciata da Foa.

Per concludere viene ricordato che dopo questa esplosione d’odio la convivenza e il compromesso saranno comunque necessari affinché la vita possa ripartire ricordando come Hamas non può essere distrutta politicamente senza una diversa politica di Israele nei confronti dei palestinesi, senza l’avvio della fondazione di uno Stato palestinese, senza un accordo politico con una parte dei paesi arabi. Ma tutto questo non potrà mai essere fatto dal governo di Netanyahu. 

Salvare Israele significa salvare il popolo palestinese. Porre fine all’occupazione militare, favorire politiche che abbiano alla base l’uguaglianza dei diritti per tutti i cittadini che abitano nello Stato di Israele e promuovere la creazione di uno Stato palestinese sono i passi ineludibili per evitare il suicidio di una realtà statuale che è stata sogno e progetto di emancipazione per milioni di uomini e donne.

Con Il suicidio di Israele Anna Foa ha vinto nel 2025 la prima edizione de Il Premio Strega Saggistica.

 

Titolo : Il suicidio di Israele

Autore: Anna Foa

Pagine: 104

Prezzo: 15,00 €

Editore: Editori Laterza

Edizione: 2025

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